Nel viaggio verso una maggiore consapevolezza, ogni passo può rivelarsi tanto luminoso quanto intricato. Quando ci impegniamo nel lavoro su di noi, che sia attraverso la meditazione, lo yoga, o altre pratiche di crescita personale, emergono talvolta ostacoli sottili, come radici nascoste sotto la superficie del terreno. Questi ostacoli, che possiamo chiamare “resistenze”, non sono semplici imprevisti ma veri e propri meccanismi che il nostro essere attiva per evitare il cambiamento.
Stephen Gilligan, psicoterapeuta e studioso dell’ipnosi ericksoniana, descrive queste resistenze come forze protettive che il nostro inconscio mette in atto per mantenerci in quello che considera un equilibrio sicuro, anche se spesso è proprio quell’equilibrio a tenerci imprigionati. Secondo Gilligan, il cambiamento personale implica non solo un nuovo modo di vedere la realtà, ma anche una morte simbolica delle vecchie identità che ci sono familiari, e questo può generare una paura sottile ma potente.
Il sabotaggio inconscio
Alcuni autori suggeriscono che questa paura di fondo non si limiti a restare un movimento interiore, ma si traduca in eventi esterni. Il medico e psichiatra Carl Gustav Jung, per esempio, con il suo concetto di “sincronicità” ci invita a riflettere su come ciò che accade fuori sia spesso un riflesso di ciò che avviene dentro. In questo senso, le nostre resistenze possono manifestarsi nella realtà come situazioni che interrompono la nostra pratica o ci portano lontano dai nostri obiettivi: un imprevisto sul lavoro, un litigio improvviso, un malessere fisico che ci impedisce di sederci sul tappetino.
_______“Chiunque avanzi sul cammino dall’autorealizzazione, deve inevitabilmente riportare alla coscienza i contenuti del suo inconscio personale, allargando in tal modo in grande misura il campo della sua personalità.”
Carl Gustav Jung_______
Gay Hendricks, autore del libro The Big Leap, introduce il concetto di “upper limit problem”, un meccanismo che spiega come tendiamo a auto-sabotarci quando stiamo per raggiungere un nuovo livello di felicità o benessere. Secondo Hendricks, abbiamo una sorta di termostato interno che regola quanto siamo disposti a tollerare di sentirci bene, e quando superiamo quel limite, attiviamo inconsciamente situazioni che ci riportano indietro.
Resistenza e costanza
Se queste resistenze sono naturali e inevitabili, cosa possiamo fare per non soccombere alla loro forza? La risposta risiede nella costanza. È la ripetizione quotidiana, l’impegno umile e paziente, a disinnescare lentamente i meccanismi di sabotaggio.
La tradizione yogica ce lo ricorda attraverso il concetto di Tapas, che Patanjali descrive nei Yoga Sutra come “La disciplina ardente necessaria per la trasformazione”. Non si tratta di combattere la resistenza, ma di accoglierla e proseguire comunque, sapendo che ogni piccolo passo, anche imperfetto, costruisce una base solida.
Abbracciare l’ostacolo
Forse il segreto sta proprio nell’abbracciare l’ostacolo come parte del cammino. In fondo, ogni resistenza ci offre uno specchio per guardare dentro e riconoscere le nostre paure più profonde. Non siamo chiamati a evitarle o superarle con forza bruta, ma a osservare, respirare e muoverci oltre con gentilezza.
Che si tratti di una giornata in cui il corpo sembra stanco, di un imprevisto che altera il ritmo della nostra pratica, o di una sensazione di stallo interiore, il messaggio resta lo stesso: continua. Porta pazienza e sappi che anche i tuoi sabotaggi fanno parte di te.
Un abbraccio dal mio Spazio Interiore,
Andrea