Essere Liberi.
C’è una libertà speciale che si manifesta quando ci troviamo in un luogo dove nessuno sa chi siamo. Una libertà sottile, potente, silenziosa.
Ricordo la prima volta che ho fatto un viaggio senza la presenza dei miei familiari. Era un caldo Agosto, ero partito per un breve viaggio a Rimini, io e altri tre ragazzini come me. Non ero troppo distante geograficamente, ma immensamente lontano dall’abituale quotidianità.
Lontano dagli sguardi che conoscevano ogni mio gesto, ogni mia reazione, ogni etichetta che, giorno dopo giorno, avevo imparato a indossare come una seconda pelle.
E in quel momento qualcosa è accaduto. Non tanto per i luoghi nuovi, quanto per il fatto che lì, in quell’altrove, non ero più “quello che…”. Nessuno conosceva la mia storia, i miei successi, le mie insicurezze. E neppure il mio nome aveva poi così tanto peso.
Un viaggio che, in tempi non sospetti e senza saperlo, mi insegnava una delle chiavi più profonde del cammino interiore:
tu non sei chi credi di essere.
Liberi da chi o da cosa?
Tutta la nostra vita si costruisce su identificazioni.
Con il ruolo, con il corpo, con l’idea che abbiamo di noi stessi. Ma il Sé, quello reale, quello profondo, non è contenuto da queste definizioni.
E se è vero che non possiamo sempre fuggire in un posto dove nessuno ci conosce, possiamo però sviluppare uno sguardo che non si lascia imprigionare dalle etichette.
Uno sguardo presente, perché il momento presente è tutto ciò che hai.
Essere presenti, davvero presenti, significa vedere ciò che accade senza giudizio, senza sovrascriverlo con ciò che è già noto. È uno stato di apertura, di ascolto, di morbida vigilanza.
È come fermarsi un attimo, respirare e guardare ciò che ci muove da dentro. Le reazioni automatiche, le emozioni, i pensieri, gli impulsi.
Chi li muove?
Chi decide?
E chi sta guardando tutto questo?
Quando iniziamo a portare presenza nei movimenti interni, diventa chiaro che molte delle nostre scelte non sono libere. Sono condizionate. Programmate. Ereditate.
Il corpo si irrigidisce in certe situazioni, la voce si abbassa con alcune persone, il respiro si accorcia in alcuni contesti. Tutti segni di un’identificazione non ancora vista, non ancora integrata.
Meglio fuggire?
Non dobbiamo per forza scappare in un altro luogo per liberarci.
Ciò che conta è accorgerci, mentre restiamo.
Restare nel qui e ora, non come una tecnica, ma come una postura interiore.
Una disponibilità a vedere, anche se ciò che vediamo non ci piace.
Una volontà di restare con ciò che c’è, senza bisogno di rientrare subito nella maschera che ci fa sentire sicuri.
In fondo, la vera libertà non è essere altrove.
È essere qui, adesso… senza bisogno di essere “qualcuno”, ma essendo solamente, magnificamente e totalmente Te.
Un abbraccio dal mio Spazio Interiore.
Andrea