L’Osservatore. La Presenza che Trasforma.

C’è un punto silenzioso dentro di noi, sempre presente, che guarda.

Non giudica, non interpreta, non prende posizione. Semplicemente osserva.

È l’Osservatore: quella qualità interiore che ci permette di accorgerci di ciò che accade dentro e fuori di noi senza esserne travolti

Essere osservatori di se stessi non è un esercizio mentale, ma una pratica viva. È la capacità di restare presenti mentre scorrono le emozioni, i pensieri, le reazioni. È un atto di amore e di libertà, perché ci permette di vedere, e quindi di scegliere, invece di essere trascinati automaticamente dai vecchi schemi.

Quando osserviamo, si apre una distanza salutare tra noi e ciò che viviamo. Non una distanza che separa, ma che crea spazio. E in quello spazio può nascere qualcosa di nuovo.

 

Come si pratica l’Osservazione di Sé

Puoi iniziare in qualsiasi momento della giornata, specialmente quando percepisci un piccolo disagio o un’agitazione.

FERMATI

Chiudi un attimo gli occhi, porta l’attenzione al respiro e senti: cosa sta accadendo dentro di me, ora?

Non cercare di cambiare nulla. Semplicemente guarda.

Osserva dove il corpo trattiene, dove la mente corre, dove il cuore si chiude o si apre.

Non serve capire, serve solo restare.

 

È un gesto semplice, ma straordinariamente potente. L’atto stesso di portare presenza in un momento di reazione cambia la qualità dell’esperienza. Il corpo inizia a rilassarsi, il pensiero perde forza, e qualcosa dentro di noi si ricorda che non siamo la tempesta… ma colui che la può osservare.

 

Un’esperienza personale

Ricordo un periodo in cui certe situazioni mi agitavano profondamente: incontri, discussioni, piccoli conflitti quotidiani. Mi preparavo già con una tensione sottile, come se sapessi che sarebbe arrivata quell’onda emotiva.

Un giorno decisi di non oppormi, ma semplicemente di guardare.

Durante un incontro che mi metteva a disagio, portai l’attenzione al petto, sentendo quella stretta che di solito cercavo di allontanare. Restai lì, con curiosità e tenerezza.

Mentre parlavo, osservavo contemporaneamente la mia voce, il respiro, il movimento interno.

E qualcosa cambiò: l’agitazione c’era, ma non mi possedeva.

C’era spazio per respirare, per sentire, per scegliere come rispondere.

Non ero più dentro la scena, ero insieme alla scena.

Da quel momento ho compreso che l’osservazione di sé non è un concetto spirituale, ma una pratica concreta di libertà.

È la porta che ci permette di incontrare tutte le nostre personalità, il bambino che teme, il giudice che controlla, il saggio che comprende, senza doverne essere prigionieri.

 

Una piccola pratica

Prenditi un momento ogni giorno per sederti in silenzio.

Chiudi gli occhi, senti il respiro e permetti che tutto ciò che accade (pensieri, emozioni e sensazioni), si manifesti.

Poi chiediti dolcemente: Chi è che sta osservando?

Non cercare la risposta, resta solo nella domanda.

Da lì nasce la consapevolezza che trasforma: quella che ti permette di essere testimone e non vittima dei tuoi stati d’animo.

 

Buona giornata e un abbraccio dal mio Spazio Interiore.

Andrea

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2 Comments

  1. Gabriella Barra 04/11/2025 at 1:34 pm

    Grazie Andrea!…l’osservatore è ancora molto denso,la pulizia e “l’alleggerimento”e soprattutto cessare di alimentarlo può avvenire solo quando,in q.lche misura,accettiamo tutto di noi in q.lsiasi circostanza ci troviamo,ricordarcelo,attraverso la presenza e l’attenzione,ci darebbe una grossa mano e una qualità diversa del vivere quotidiano..ci proviamo!!

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    1. Andrea Pons 04/11/2025 at 1:42 pm

      Grazie a te Gabriella, alle volte è anche solo sufficiente osservare che non ce la stiamo facendo, godiamoci i nostri limiti, la bellezza inizia proprio da lì.
      Un abbraccio grande e a presto.

      Reply

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